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ANDY PARTRIDGE - INTERVISTA

from Guitar Player Magazine
July 2000

Intervista di Darrin Fox

Traduzione e adattamento di Roberto Galli

 

Cosa hai provato ad essere l’unico chitarrista su Wasp Star?

All’inizio ero molto spaventato. Con il passare degli anni sono diventato poco attivo nel suonare, e ho capito subito che non potevo più andare da Dave e dirgli “Le cose complicate le fai tu”. In precedenza io ero quello che preparava la torta – adesso avrei dovuto preparare anche la glassa della torta. E’ stato decisamente stressante, ma alla fine mi sono proprio divertito.

Ti è pesato non avere un altro chitarrista in studio che ti potesse dare ispirazione o idee?

E’ difficile che un chitarrista mi ispiri – è più facile che mi annoino in quanto poco interessanti. E’ comunque positivo lavorare con altri musicisti che in qualche occasione suonino roba che ti fa sorridere. Talvolta sorrido così tanto da spaccarmi la faccia. Sai com’è, “a questo non ci avevo mai pensato”.

Su Wasp Star la chitarra ritmica è spesso abbastanza densa e pesante. Non è quello che mi viene in mente quando penso agli XTC.

Con il passare degli anni la normalità diventa meno imbarazzante e si sta un po’ di più con i piedi per terra. Da vecchio puoi anche suonare cose che in passato ti avrebbero fatto morire per l’imbarazzo. Ma potrebbe darsi che una chitarra del genere sia solo per questo disco, chi lo sa.

“Stupidly Happy” è basata su un unico riff. Come hai fatto per non farla sembrare noiosa?

Quando hai una musica ripetitiva, di solito è la melodia che deve cambiare. In questo pezzo io ho trovato tre diverse melodie che tra loro funzionano bene. Il trucco è assicurarsi che si combinino tra loro. E’ come costruire un orologio – tutte gli ingranaggi devono interagire nel giusto modo.

Come hai fatto a capire che era un solo riff  quello di cui avevi bisogno? Non sei stato tentato dall’aggiungere altre parti?

So di avere in mano qualcosa di buono se mi  fa provare un’emozione, anche se è leggermente stupido.  Mi piace la stupidità dei riff monotoni. Anche River of Orchids va in quella direzione.

L’assolo di "You and the Clouds Will Still Be Beautiful" ha un gran bel tremolo.

Originariamente ho pensato ci dovesse essere più tremolo. Abbiamo registrato due tracce, una pulita e una col tremolo, e poi le abbiamo mixate assieme.

L’andatura blueseggiante di “My Brown Guitar” rivela un lato del tuo modo di suonare che non avevo mai ascoltato prima.

Volevo ottenere una leggera sensazione di dilettantismo – tipo rock da ritrovo per giovani. 

I tuoi assolo sono tutti improvvisati?

Dave Gregory di solito trascrive i suoi assolo. Io non potrei mai farlo. Io devo solo cercare di entrare nel giusto stato mentale e provare finché non ne trovo uno buono. Di solito se non ci riesco coi primi due tentativi devo impiegare minimo venti minuti a tentennare come un principiante fino a riscoprire da dove stavo venendo. Questo è il metodo che con me funziona meglio.

Negli ultimi anni hai imparato qualche nuova tecnica chitarristica?

No. Sono proprio pigro, e non mi esercito mai. Passo dei mesi senza toccare la chitarra. Di conseguenza non ho una grande tecnica, ma almeno non perdo le forze in esercizi di velocità. Riesco ancora trovare cose che mi sorprendono. E questo non potrebbe succedere se io fossi “Mr. Tecnica”, e mi esercitassi tutti i giorni.

Vuoi dirci chi è il chitarrista che ti ha influenzato maggiormente?

Ollie Halsell. Il suo modo di suonare sui primi due dischi dei Patto mi ha ispirato veramente. Non avevo mai sentito suonare qualcuno in quel modo – il suo stile era molto fluido. Raggiunse luoghi che altri chitarristi temono di raggiungere. Il suo approccio non proveniva dalla Terra della Chitarra. Approccio che deve molto a McCoy Tyner o a John Coltrane. Nessun chitarrista che si rispetti dovrebbe morire senza aver ascoltato Ollie Halsell. Altamente raccomandato.

Un altro disco cui devo molto è Live Dead dei Grateful Dead. In Dark Star, per esempio, il modo di suonare è lentissimo, è come essere a “suona assieme allo zio Jerry”. Quel disco mi ha insegnato parecchio riguardo l’applicazione delle scale musicali. Era veramente facile suonarci sopra, tanto da darmi un sacco di sicurezza.

In questo disco utilizzi qualche modo alternativo di accordatura?

No. E’ una fase in cui ci entro e poi esco. Secondo me le nuove accordature sono un modo perverso di trovare accordi normali e nella corretta posizione. E’ positivo provare nuove accordature perché nel processo inganni il cervello e scrivi delle canzoni - - o addirittura un intero album pieno di canzoni.

Che chitarre usi in questo disco?

Per il 70 per cento del disco suono una Squier Telecaster che era sempre disponibile in studio, e con cui facevo sentire agli altri le mie idee. Avevamo iniziato ad aggiustarne il suono e ho pensato “questa chitarra suona proprio bene”. Ho anche usato la mia Ibanez Artist del 75 ed una chitarra ¾ personalizzata costruita da Dennis Fano.

Come hai ottenuto la qualità del suono di Wasp Star?

Ho usato un Line 6 Pod. In realtà abbiamo fatto passare ogni cosa presente sul disco attraverso il Pod. Non posso fare a meno di consigliarlo mai abbastanza. L’agonia di dover pensare quale amplificatore usare è finalmente sparita. Posso collegare il Pod direttamente al banco o pomparlo con il mio ampli Sessionette 70 e microfonarlo. Microfonare un amplificatore  ti permette di ottenere la sensazione fisica di un pugno nello sterno che a volte non riesci ad ottenere registrando direttamente.

Come avete registrato Wasp Star?

Abbiamo usato un sistema Atari Radar fornito di hard disk. Questo è il disco più editato di tutti gli altri. Suona stupido dirlo di questi tempi, ma pensavamo che la gente fosse disonesta a editare le varie registrazioni insieme. Sui vecchi dischi usavamo una traccia ritmica qualsiasi, bastava che non avesse errori. Abbiamo lavorato così per anni. Abbiamo iniziato ad editare le tracce sul serio con Apple Venus volume 1.

Come pensi che la tecnologia possa cambiare la musica?

La tecnologia influenza i gusti musicali della gente. Oggigiorno l’ascoltatore medio è così appiattito dalle meccaniche musicali che se gli fai sentire un disco dei Rolling Stones degli anni 70 ti direbbe “questi non sanno suonare”. E non va bene.

Su” Black Sea” e” Drums and Wires” quante parti di chitarra sono farina del sacco di Dave Gregory e quante del tuo?

Alcune cose sono esclusive di Dave. Se senti una figura basata su un arpeggio – tipo Ten Feet Tall – era una sua idea. Il mio modo di suonare è più ondeggiante, con più cose raggruppate dal suono denso. Penso che io e Dave ci completassimo a vicenda molto bene. Io ero un po’ più fuori, che orbitavo attorno al tutto, mentre lui era decisamente al centro.

Quando componi com’è che ti rendi conto di aver fatto centro?

A livello emozionale riconosco la roba di serie A in pochi secondi. D’altra parte altre volte succede di dover lavorare a lungo e duramente prima di capire se una canzone è buona o no. A volte le canzoni su cui ho lavorato più a lungo sono quelle che ho cestinato.

Quando capisci che è il momento di dire “basta” e smetti di lavorare su una particolare canzone?

Una canzone deve arrivare almeno allo stadio di demo. Mentre la stai registrando non puoi sapere se una idea può spiccare il volo o no. Vesti una canzone con abiti diversi e potresti improvvisamente dire “wow! Sta succedendo proprio adesso!”. Scopriresti quanto può essere bella con un impermeabile giallo fluorescente al posto del costume da bagno nero che indossava prima.

Gli arrangiamenti vocali li prepari sulla chitarra?

Si. Non sono molto pratico con le tastiere.

A che punto del processo di composizione inizi ad elaborare gli arrangiamenti vocali?

A volte sono integrati nella canzone fin dall’inizio, e agiscono come da fertilizzante per far crescere la canzone. Per esempio, in “I’m the Man Who Murdered Love” la melodia principale era troppo carina per sopravvivere da sola, ma mi piaceva. Creare un arrangiamento vocale attorno alla melodia le permette di rimanere in piedi per tutta la durata della canzone.

Altre volte è solo una sensazione. Su “You and the Clouds”  Colin pensava ci volesse qualcosa che aprisse la canzone e che la facesse espandere. Cantò una nota o io dissi “Adesso canta questa nota e quest’altra”. Nell’arco di due minuti abbiamo composto una entusiasmante armonia dissonante in quattro parti per introdurre l’ultimo gruppo di ritornelli.

Hai mai recuperato una canzone che pensavi fosse orribile?

No. Se è orribile semplicemente la scarto. Comunque ho recuperato canzoni che tutti gli altri pensavano fossero davvero brutte, mentre io ci credevo molto. “I’m the Man Who Murdered Love” è una di queste. L’avevo scritta alla fine delle sedute di registrazione per Nonsuch. Credevo veramente in quella canzone, ma nessuno voleva farla. La mia persistenza ha ripagato.

Come compositore come riesci a non ripeterti?

Io mi ripeto, ma più con i temi dei testi che con le sequenze di accordi. Mi ritrovo spesso a ripetere argomenti quali il guadagnare abbastanza soldi, il ciclo della vita e della morte e l’amore fatuo.

Si dice che “gli XTC usano scale ed accordi come tutti gli altri, però sono totalmente originali”. Come lo spieghi?

Gli accordi possono suonare abbastanza normali, ma noi suoniamo delle inversioni che sono una nostra caratteristica. Per esempio, ogni volta che suono un accordo di Mi maggiore, lo suono con un Sol diesis basso. Me lo fa sembrare più caldo. Oppure quando suono un La maggiore tendo a suonarlo con il Mi cantino sul Fa diesis, così finisco col suonare un La 6. Poi non riesco a suonare un Re maggiore senza suonare il Fa diesis sul Mi basso. Mi piace la grande rotondità di questa inversione. Nonostante siano brutte abitudini, sono gran parte del nostro sound. Per cui, in un certo modo, noi suoniamo gli stessi accordi di tutti gli altri, ma con una leggera stortura.

Ti sforzi coscientemente di trovare melodie orecchiabili mentre componi?

Se la melodia non è coerentemente orecchiabile, probabilmente la scarto. Io guardo alla melodia come alla linea dell’orizzonte. Va su, su ancora un po’, di colpo giù e poi ancora su. Canzoni diverse da così mi annoiano. Non vanno da nessuna parte. Io devo comporre melodie orecchiabili che vanno su e giù. E’ un forte desiderio di fare qualcosa fuori luogo.

 

 

 

 

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